Il 26 marzo 2025 segna una tappa importante nel percorso di collaborazione istituzionale tra il Garante per la protezione dei dati personali e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Le due autorità hanno ufficialmente rinnovato per altri tre anni il protocollo d’intesa che, dal 2021, costituisce un pilastro nel coordinamento tra vigilanza sul rispetto delle normative privacy e tutela dei diritti dei lavoratori in un contesto sempre più digitalizzato.
Una cooperazione strategica nell’era della trasformazione digitale
Con la firma del Presidente del Garante, Pasquale Stanzione, e del Direttore dell’Ispettorato, Danilo Papa, il nuovo protocollo si inserisce in un contesto in rapido mutamento, dove le tecnologie digitali stanno rivoluzionando i modelli organizzativi, le modalità produttive e l’erogazione dei servizi. Fenomeni come lo smart working, la formazione a distanza, l’intelligenza artificiale nei processi aziendali e il controllo digitale delle prestazioni lavorative pongono nuove sfide in termini di privacy e diritti dei dipendenti.
Il rinnovo dell’accordo non è quindi solo una formalità: rappresenta un rafforzamento della sinergia tra due istituzioni chiave per la tutela del cittadino-lavoratore e un passo concreto verso una governance più efficace dei dati personali in ambito lavorativo.
Cos’è il controllo a distanza dei lavoratori e cosa prevede la legge
Il controllo a distanza dei lavoratori è disciplinato dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970), aggiornato con il Jobs Act (D. Lgs. 151/2015). La norma vieta l’uso di strumenti tecnologici per finalità di controllo dei dipendenti, a meno che:
- Sia presente un accordo sindacale o un’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro;
- Gli strumenti siano necessari per esigenze organizzative, produttive, di sicurezza o tutela del patrimonio aziendale.
In ogni caso, il datore di lavoro è obbligato a informare preventivamente i lavoratori sulle modalità d’uso degli strumenti e sulle tecnologie impiegate.
Obiettivi e contenuti del nuovo protocollo
Il documento stabilisce un quadro di collaborazione strutturata e continuativa, finalizzata a promuovere:
- Lo scambio di informazioni e buone pratiche attraverso incontri periodici, almeno ogni sei mesi, anche da remoto, coinvolgendo anche gli Ispettorati Territoriali;
- La formazione congiunta su tematiche di comune interesse, con particolare attenzione alla prevenzione dei trattamenti illeciti di dati personali e al rispetto delle norme sul controllo a distanza dei lavoratori;
- Campagne di informazione rivolte a imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, per accrescere la consapevolezza sui diritti in materia di protezione dei dati e sulle responsabilità dei datori di lavoro;
- Assistenza reciproca nelle attività di aggiornamento e approfondimento normativo e operativo, anche tramite iniziative di formazione a distanza.
Privacy e lavoro: cosa tutela il GDPR
Il GDPR (Regolamento UE 2016/679) si applica anche in ambito lavorativo, imponendo ai datori di lavoro una serie di obblighi nella gestione dei dati personali dei dipendenti. Tra i principali:
- Principio di minimizzazione: raccogliere solo i dati strettamente necessari;
- Limitazione della finalità: usare i dati solo per scopi legittimi e dichiarati;
- Trasparenza: informare in modo chiaro i lavoratori su come vengono trattati i loro dati;
- Sicurezza: proteggere i dati da accessi non autorizzati, perdita o furto;
- Diritti del lavoratore: accesso, rettifica, opposizione al trattamento, cancellazione nei limiti consentiti dalla legge.
In caso di violazioni, il Garante può irrogare sanzioni fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato annuo globale.
Ambiti di intervento e sinergie operative
Uno degli aspetti più significativi del protocollo è l’enfasi sulla condivisione delle informazioni e sul coordinamento delle attività di verifica. Questo significa che, nei casi in cui le due autorità riscontrino criticità comuni – ad esempio in relazione all’uso di software di monitoraggio dei lavoratori o a piattaforme digitali impiegate per la formazione – potranno pianificare azioni congiunte di controllo, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Il protocollo riconosce quindi che la protezione dei dati personali e la tutela del lavoro sono due facce della stessa medaglia, e che solo attraverso una collaborazione trasversale tra le istituzioni è possibile rispondere in modo efficace ai rischi emergenti.
Smart working e digitalizzazione: le nuove sfide per la privacy
La diffusione massiccia dello smart working ha accelerato l’uso di strumenti digitali come:
- piattaforme di videoconferenza,
- software di gestione attività e performance,
- sistemi di rilevazione automatica della presenza.
Se da un lato queste tecnologie aumentano la produttività e la flessibilità, dall’altro rischiano di ledere la sfera privata del lavoratore se non usate correttamente. È fondamentale:
- definire policy aziendali trasparenti;
- evitare il monitoraggio eccessivo;
- coinvolgere i lavoratori nella definizione delle regole.
Il protocollo tra Garante e Ispettorato è nato proprio per affrontare questi temi, creando un equilibrio tra innovazione tecnologica e diritti fondamentali.
Perché questo protocollo è importante
Il rinnovo dell’intesa tra Garante e Ispettorato assume un valore emblematico: in un’epoca in cui la tecnologia permea ogni aspetto della vita lavorativa, è essenziale che i diritti fondamentali – come quello alla riservatezza e alla dignità – non vengano sacrificati sull’altare dell’efficienza o della produttività.
Con questo accordo, le istituzioni italiane danno un segnale forte: il progresso tecnologico deve procedere di pari passo con la tutela dei diritti e la responsabilizzazione di chi gestisce dati sensibili. Il rispetto della privacy non è un ostacolo, ma una condizione necessaria per un lavoro giusto, trasparente e realmente innovativo.